Patrizia Argento


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Il ragazzo che guardava le stelle

Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio di inventare l'avvenire.
Noi dobbiamo osare inventare l'avvenire
Thomas Sankara



In un lontano paese, non molto tempo fa, in un piccolo villaggio, viveva un ragazzo di nome Badu.
Ogni sera, Badu, quando tornava nella sua povera casa, si sdraiava sul letto, appena una stuoia intrecciata di foglie di albero, e, guardando il cielo dalla finestra, sognava una vita diversa.
Sognava di avere una famiglia, di vedere il mare e tutte le cose belle del mondo, così come gli raccontavano a scuola. Ce ne dovevano essere tante cose da vedere, nel mondo, che non fossero le stelle o la luna o il sorgere del sole. A quello lui era abituato e anche a distese immense di sabbia e al vento caldo che gli accarezzava il viso. No, lui voleva sapere, vedere cosa ci poteva essere al di là dell'orizzonte.

E così, un giorno, raccattò le cose cui teneva di più e iniziò a camminare.

Scalzo, sulla sabbia calda, camminò per giorni interi, riposandosi ogni tanto sotto un albero, quando lo trovava. I giorni diventarono settimane e poi mesi ma Badu, fiducioso, si riposava e poi ricominciava il suo cammino. Attraversò il deserto, passò per villaggi, giunse nelle grandi città e finalmente, un giorno, arrivò al mare. Lo spettacolo gli mozzò il fiato. Era come vedere il deserto, grande, immenso, ma liquido. Di nuovo si trovava davanti a uno sconfinato orizzonte. Sfidando la sorte decise di vedere cosa ci fosse al di là del mare e a bordo di un'imbarcazione, partì di nuovo alla ricerca delle cose belle del mondo.
Ma aveva suscitato l'ira degli dei, che gli scatenarono contro, per punire la sua presunzione, una violenta tempesta. Il mare si gonfiò creando delle onde gigantesche, trascinando la barca in alto, quasi a toccare il cielo, e poi facendola precipitare, come negli inferi della terra. Ma Badu era coraggioso e si legò il polso a una cima della barca, per tenersi più saldamente. Resisteva a quell'altalenarsi fra le onde, sballottato e al limite delle forze, suscitando ancora più l'ira degli dei. E più si adiravano e più la tempesta diventava impetuosa; le onde si gonfiarono ancora di più, il vento soffiò incessante, la cima si spezzò liberando il braccio del ragazzo. La barca si rivoltò all'improvviso, lasciando scivolare Badu in fondo al mare. Quel deserto liquido lo avvolse, gli tolse il respiro, ma lui lottò e riemerse; una volta, due volte poi non poté più contarle. E allora, vinto, pregò per avere salva la vita e, in cambio, offrì in dono una parte di sé. All'improvviso la tempesta si placò e Badu risalì in superficie. Nuoto e nuotò finchè le forze glielo consentirono, poi, stremato, si lasciò trasportare dalla corrente.
Albeggiava quando vide una rete di pescatori.
Ricominciò a nuotare e, quando la raggiunse, vi si aggrappò con le ultime forze che gli restavano.
Fu issato su una barca, novello Idomeneo, dai pescatori che lo portarono in salvo.
Oltre l'orizzonte non trovò le bellezze che aveva immaginato, ma solo degli uomini terribili che lo imprigionarono. Lì, in quell'orrendo posto, non poteva neanche vedere le stelle o la luna e nemmeno il sorgere del sole. Alle finestre c'erano sbarre e per lui che era abituato a spazi immensi era la più grande punizione che gli potesse capitare. E allora pianse: di dolore, ma soprattutto pianse per la sua stupidità. Era andato via dalla sua terra, dalle stelle e dal vento caldo del deserto, l'Harmattan, per avere un futuro migliore, una vita diversa e adesso era imprigionato in una stanzetta con le sbarre alla finestra. Pianse tanto fino a quando si accasciò per terra.
E così fu trasportato in un altro paese lontano, popolato da strani esseri tutti vestiti di bianco e di azzurro, con strane macchine che emettevano suoni misteriosi. Sembravano gentili quegli uomini, ma a Badu ormai non interessava più… Aveva capito che gli dei, in cambio della vita, si erano presi una parte di lui, il suo cuore!
E stava lì disteso, in un letto bianco e comodo, a rimpiangere la sua stuoia, la sua casa, le stelle e il sole che vedeva sorgere ogni mattina. Il suo cuore era malato, ma non era colpa degli dei, era stato lui a offrire una parte di sé, per avere salva la vita.
E adesso che cosa lo aspettava? Era un peccato desiderare una vita migliore, un avvenire, una famiglia? Se sì, allora lui era colpevole. Pregò e pregò finché si addormentò.
Gli dei ebbero pietà di lui e gli mandarono una giovane donna a liberarlo.
Comparve all'improvviso accanto al suo letto e, quando Badu aprì gli occhi e la vide, capì che lei era la sua salvezza. Il cuore batteva di nuovo in modo regolare e un sorriso gli increspava le labbra.
La giovane donna si prese cura di lui, lo portò in un posto dove non c'erano sbarre alle finestre, gli insegnò una nuova lingua, poi, quando lui cominciò a stare bene, scomparve.
Badu aveva di nuovo un futuro.

Il disegno è di Ramiro Viveros Calle





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