Il Signor Giuseppe Silvestre, detto Pino, dormiva beatamente. Quando aprì gli occhi già albeggiava e si svegliò che era quasi felice. Guardò l'orologio e si fece un breve calcolo mentale: mancavano due ore ventisette minuti e 58 secondi alla sua completa felicità.
Doveva solo aspettare e, dopo ventisette anni due mesi e cinque giorni, avrebbe potuto realizzare il suo più grande desiderio.
Aprì l'armadio per scegliere il vestito da indossare. Rifletté un attimo su quale scegliere: quello invernale, di lana, quello primaverile, di frescodilana, quello estivo di cotone misto lino. Erano tutti e tre identici, grigi, con giacca tre bottoni. Si grattò la barba un po' incolta poi decise che era tempo di primavera. Camicia bianca, cravatta grigia, vestito grigio, il Signor Giuseppe Silvestre, detto Pino, era davvero un uomo distinto. Prese la sua borsa da piazzista e uscì di casa canticchiando.
Non di certo per andare a lavorare, perché era in pensione da diversi di anni, ma un po' per abitudine e un po' per vezzo, portava sempre con se la sua borsa da venditore. Per tanti anni aveva fatto il piazzista di spazzole, porta a porta. Era un bel lavoro, il suo, non che vendesse molte spazzole, ma entrava nelle case della gente e ci scappava sempre un caffè. E con il caffè le chiacchiere, cosa a lui molto gradita, perché collezionava storie. Gli piaceva ascoltare più che parlare, sapeva essere gentile e manieroso e il suo aspetto distinto lo aiutava a superare la diffidenza della gente. E poi con quel nome non poteva che ispirare fiducia! Giuseppe Silvestre, detto Pino.
"Pino Silvestre, ripeteva qualcuno sgranando gli occhi, come il famoso bagnoschiuma?"
Lui annuiva ma subito correggeva il tiro.
"Sì. Come il bagnoschiuma, ma anche come l'albero, simbolo di potenza vitale, fecondità e segno di buon augurio", rispondeva e subito lo facevano accomodare in casa.
Certo era un po' insolito che si chiamasse come un albero e, a dire il vero da bambino ci aveva sofferto tanto da desiderare di essere figlio di genitori più lungimiranti. Poi svolgendo una ricerca come compito delle vacanze di natale, aveva scoperto la maestosità dell'albero e a quel punto aveva capito che chiamarsi in quel modo non poteva che portagli bene. Tutti hanno un nome e cognome e spesso durante le presentazioni non si riesce ad afferrare bene, ma nessuno poteva dimenticare il suo.
Il Signor Giuseppe, detto Pino, si fermò davanti la vetrina del negozio di musica.
Erano passati due ore venti minuti e 58 secondi, mancavano sette minuti e il suo sogno si sarebbe realizzato. Stette lì davanti, fermo con il naso incollato alla vetrina, in attesa che il negozio aprisse.
Conosceva bene il Signor Gaetano, il proprietario del negozio, e sapeva che non avrebbe un minuto prima, né un minuto dopo, le nove.
Quando mancò un minuto spaccato iniziò il conto alla rovescia. Alle nove in punto, come per magia, comparve il Signor Gaetano, che non si meravigliò affatto di trovarlo davanti al suo negozio. Almeno una volta la settimana, il Signor Giuseppe, detto Pino, andava a trovarlo per scambiare quattro chiacchiere e il Signor Gaetano, ogni tanto, gli faceva accordare le chitarre. Perché Pino era davvero bravo con la musica, aveva studiato per tanti anni, anche se non aveva mai posseduto uno strumento. Studiava a casa, con una chitarra finta che si era costruito da solo. Tante volte il Signor Gaetano aveva cercato di convincerlo a comprare uno strumento, ma lui no, non aveva mai ceduto, perché non voleva accontentarsi di una chitarra qualunque, lui voleva quella chitarra, proprio quella che era esposta in vetrina da tanti anni. Una Singsoud con doppia cassa armonica, costruita a mano dal famoso liutaio Efisio De Bernardi. Aveva risparmiato ventisette anni due mesi e cinque giorni per potersela comprare e adesso finalmente stava per realizzare il suo sogno. Si schiarì la voce, che gli tremava per l'emozione, e salutò il Signor Gaetano, poi entrarono nel negozio facendo tintinnare i campanelli appesi sulla porta.
"Pino, disse il signor Gaetano, che lo chiamava così confidenzialmente, "sei venuto per accordare le chitarre?"
"No, oggi niente accordatura e forse neanche domani e anche dopodomani."
"E perché mai?" chiese il Signor Gaetano, un po' preoccupato, sapendo quanto gli piacesse la musica.
"Perché da oggi avrò una chitarra tutta mia e accorderò solo lei". Disse il Signor Giuseppe detto Pino, con la voce rotta dall'emozione.
"Finalmente ti dei deciso!" esclamò il Signor Gaetano tutto contento, un po' anche per se stesso, perché non è che vendesse strumenti musicali tutti i giorni. "Quale hai scelto?", chiese guardando le chitarre appese alle pareti.
Il Signor Giuseppe, detto Pino, si girò verso la vetrina e indicò la Singsoud. "Quella", disse seccamente.
Il Signor Gaetano strabuzzò gli occhi. "Ma lo sai quanto costa?"
Il Signor Giuseppe, detto Pino, si avvicinò al bancone, vi poggiò sopra la sua borsa da piazzista, la aprì e tirò fuori alcune spazzole, sollevò la fodera della borsa e tirò fuori una busta.
"Se non ti fidi puoi contarli: settemilacinquecentoquarantacinque euro." disse porgendogli la busta.
Il Signor Gaetano era così scioccato che non riusciva a parlare. Prese la busta, sbirciò dentro e vide che c'erano tanti soldi come mai aveva visto nella sua vita. Andò alla cassa, fece lo scontrino e poi si diresse verso la vetrina. Era un momento storico, mai avrebbe immaginato di riuscire a vendere quello strumento così costoso e meno che mai al Signor Giuseppe, detto Pino. L'aveva comprata a un'asta, una trentina di anni prima e da allora era sempre stata nella sua vetrina. Prese la chitarra e la porse lentamente al Signor Pino, che se ne stava tutto tremante con le braccia tese. Quando la ebbe finalmente tra le mani, quasi svenne dall'emozione. La strinse forte a sé, fece un cenno di saluto e uscì dal negozio. Con le gambe che gli tremavano si incamminò verso i giardinetti pubblici e, appena lì, scelse una panchina in un posto soleggiato e si sedette. Posò a terra, accanto a sé, la sua borsa da piazzista, imbracciò la chitarra e iniziò a suonare. Le dita si muovevano veloci sulle corde come se avesse sempre suonato. Iniziò con una canzone facile, poi via via, cominciò a suonare qualcosa di più complesso. Dalla musica rock a quella classica passando per il flamenco. Quando le dita cominciarono a fargli male, decise che era il momento di smettere di strimpellare. Aprì gli occhi e vide, con stupore, che si era formato un capannello di gente intorno a lui che lo guardavano estasiati. Qualcuno applaudì timidamente, altri si dettero di gomito, un signore così distinto che faceva l'accattone! Roba da non crederci.
Imbarazzato il Signor Giuseppe, detto Pino, si abbassò per prendere la sua borsa da piazzista e vide che era ricoperta di monete. Alzò gli occhi meravigliato, cercando di capire a chi appartenessero tutti quei soldi. In quel preciso momento un uomo si staccò dal gruppo e gettò una moneta da due euro sulla sua borsa. Allora il Signor Giuseppe, detto Pino, capì che lo avevano scambiato per un musicista da strada e stava per spiegare l'inconveniente, quando gli venne in mente che tutto sommato non era poi così male come lavoro. In fondo suonare era stata sempre la sua passione più grande, anche di più della collezione di storie e della vendita delle spazzole.
Raccolse le monete, le infilò in una tasca, si alzò con la chitarra in mano, fece un inchino e si avviò verso casa.
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Disegno di Cesare Scardulla